PROCIDA...UN PUNTINO IN MEZZO AL BLU!









SUPERFICE 3,75 KMQ
POPOLAZIONE 11000 ABITANTI
DENSITÁ DI POPOLAZIONE 2700/KMQ
ALTITUDINE-VARIA DAI 15 AI 91 M. SUL LIVELLO DEL MARE


   
ORIGINE DEL NOME
Varie sono le ipotesi sull’ origine del nome “Procida”. Secondo alcuni deriva dal fatto che Enea veniva allattato da una nutrice che si chiamava Procida e che, secondo le leggende, fu sepolta nell’ isola dello stesso Enea. Secondo un’altra teoria il nome Procida deriva dal latino prochyo che vuol dire espulsa,infatti Procida è venuta fuori dal mare dopo un terremoto.Un’altra ipotesi, infine, è che una parte degli Eubei, che avevano fondato Cuma, diventati troppo numerosi si trasferirono nell’isola e la chiamarono “Procima”cioè vicino a Cuma.








IL TERRITORIO
Procida,isola del Mar Tirreno, si trova all’ imbocco del Golfo di dell’Arcipelago campano. È quasi interamente pianeggiante mentre all’estremità è collinare. L’isola è di origine vulcanica e si possono riconoscere ancora antichi crateri nei suoi tipici golfi a mezzaluna. Infatti, Procida insieme a Vivara e a Ischia fa parte dei Campi Flegrei ,e secondo gli studiosi, circa 20000 anni fa le tre isole erano legate alla terraferma e sono state interessate per un lungo periodo da fenomeni vulcanici e sismici (Ischia ancora oggi). I Greci che fondarono le loro colonie nelle zone dei Campi Flegrei non sapendo spiegarsi scientificamente questi fenomeni inventarono un mito.
I TRE TITANI
Zeus aveva tre titani a suo servizio che si chiamavano: Alcione, Tifeo e Mimante e ognuno di essi aveva sette teste, sette voci e quattordici occhi di fuoco. Un giorno i tre titani lo tradirono, ma Zeus, furbo, se ne accorse volle vendicarsi incatenandoli e buttandoli dal Monte Olimpo: Alcione cadde, nel sottosuolo del Vesuvio, Tifeo a Ischia e Mimante a Procida. Da allora i Titani tentano di liberarsi e a ogni loro mossa scatenano eruzioni vulcaniche e terremoti.








L’ elemento predominante dell’ isola di Procida è senza dubbio il mare che è visibile in qualsiasi parte dell’ isola. Le coste sono molte frastagliate sia perché il fenomeno vulcanico le ha deformate e le ha dato forme insolite, sia perché il mare con la sua forza di erosione ha scavato nella roccia. Proprio il mare, insieme al terreno argilloso di cui sono composte le coste, spesso causano numerose frane che hanno reso inaccessibili alcuni tratti di spiaggia. È questo un grosso problema per Procida perché le frane sono pericolose per gli uomini e perché hanno messo a rischia numerose abitazioni che si trovano sulla costa. Ad accrescere questo problema ha contribuito anche l’ uomo che ha tagliato gli alberi e fatto sparire la macchia mediterranea che, con le loro radici, rendevano più compatto il terreno e meno predisposto alle frane.
Le zone da coltivare sono piuttosto piccole tanto che i contadini procidani hanno imparato a coltivare ogni piccola parte dell’ isola, sfruttando anche i tratti di costa che, scendendo più dolcemente a mare, davano la possibilità di sfruttare la tecnica del terrazzamento, di solito usata in collina. A Procida non vi sono fiumi, ne laghi, ne possiamo parlare di rilievi.










LA MACCHIA MEDITERRANEA
A Procida l’antica vegetazione è stata molto danneggiata nel corso degli anni ma è visibile ancora su alcuni tratti della costa e in particolare sull’ isola di Vivara. La macchia mediterranea è costituita da un insieme di piante spontanee: quercia, leccio, corbezzolo, erica, cisto, mirto, ginestra ed eufornia.
L"ECONOMIA
L’economia dell’isola é per la maggior parte legate alle attività produttive del mare. Infatti, non vi sono vaste estensioni di terreno e si pratica l’agricoltura solo per hobby e i prodotti vengono utilizzati in famiglia.Anche l’allevamento viene praticato, prevalentemente, per usi personali. Il mite clima dell'isola favorisce,pero' la coltivazione dei limoni. Il limone di Procida si presenta particolarmente più grande rispetto ad altri e, a seconda del formato, è possibile ricavarne prodotti culinari assai particolari.La coltivazione della vite, inoltre, custodisce i preziosi segreti dei contadini di Procida per la produzione di un'ottima qualità di uva che dà vita all'ottimo vino locale. L’unica attività del settore primario è la pesca infatti nei porti di Marina Chiaolella, Marina Coricella, Marina Grande vi sono molti pescherecci che ogni giorno pescano lungo le coste campane e alcuni si spingono fino alle coste del Lazio.









LA PESCA

Il lavoro di pescatore è duro e sacrificante: si parte di notte e si ritorna il giorno dopo, nel pomeriggio. Una parte del pescato è destinata alla vendita sul posto, mentre l'altra viene portata e venduta nel grandissimo mercato ittico di Pozzuoli. Le tipiche imbarcazioni procidane sono le paranze (adibite per qualsiasi tipo di pescato)che utilizzano la rete a strascico e le zaccalee (adibite per la pesca specifica del pesce azzurro)che utilizzano una particolare rete a forma di sacco in cui viene attirato il pesce grazie alle lampare.
LA MARINERIA PROCIDANA
La marineria procidana ha una storia lunga e gloriosa. All'inizio dell'Ottocento la sua flotta contava già oltre cento navi, che solcavano l'Atlantico e il Pacifico. Alla fine del secolo, nel 1885, questa piccola isola aveva la settima flotta del Regno quanto a tonnellaggio e la quarta quanto a numero di navi. I procidani seppero pure inventarsi, all'inizio del Novecento, una barca tutta loro, la paranza, che è ancora quella più diffusa tra i pescatori.A segnare, purtroppo, il progressivo declino della gloriosa marineria procidana è il prevalere della navigazione a vapore su quella velica: la diffidenza innata dell’isolano verso ogni manifestazione di “novità” , soprattutto se vi sono connessi rischi, induce, infatti, gli armatori di Procida, tutt’al più, a dare una parvenza di nuovo agli scafi dei loro velieri, facendoli foderare di metallo, mentre soltanto qualcuno tenta un timido approccio con i “vapori”.
Oggi i naviganti procidani solcano i mari di tutto il mondo e risultano essere tra i più ricercati e meritevoli.








IL TURISMO
Il turismo è un'attività in crescita: hotels, pensioni, ristoranti, mezzi di trasporto, agenzie sono sempre più organizzati per accogliere un numero sempre maggiori di visitatori. Visite guidate, escursioni in barca, accoglienza turistica ultimamente s'incontrano con importanti iniziative culturali, con soluzioni di traffico che rendono le estati procidane gradevoli, per incontrare i gusti e le preferenze di tutti.
LA STORIA
La nostra isola era abitata fin dall'epoca preistorica, come testimoniano alcuni reperti risalenti al secondo millennio a.C., ritrovati a Vivara che a quell'epoca era ancora unita a Procida.
Altri ritrovamenti ci raccontano che Procida aveva rapporti commerciali con i Micenei. Sembra, infatti, che l'isola oltre ad essere uno scalo per i naviganti, rappresentava una importante base per i "tecnici" che dovevano trasformare le materie prime. Secondo Strabone, poi, alcuni Greci dell'isola di Eubea si insediarono sull'isola unendosi alla popolazione autoctona.
Risalgono all'epoca romana alcune tombe ritrovate in localita' Campo inglese ma sappiamo che i Romani, sostavano sulle coste flegree solo per villeggiare.












Nel IX sec. iniziarono le terrificanti incursioni saracene per difendersi dalle quali gli abitanti si rifugiavano sulla Terra Casata.
Nel 1194 i Normanni, che avevano occupato Napoli e tutto il Sud, divisero il territorio in feudi. Uno di questi era l'isola do Procida che fu affidata ai "Da Procida"fra i quali si ricorda Giovanni da Procida.
In seguito l'isola fu concessa ai Cossa di cui é ancora visibile lo stemma sull'acquasantiera della chiesa di San Rocco.
Nel 1529 l'isola fu concessa ad Alfonso d'Avalos. I d'Avalos furono i signori di Procida per circa due secoli e furono gli ultimi feudatari di Procida.
Innico d'Avalos fece costruire uno splendido palazzo detto" Castello d'Avalos"e fece ampliare l'Abbazia di San Michele.
Durante la sua signoria, Procida fu colpita da continue invasioni barbariche e , per cercare di difenderla furono costruite tre torri di avvistamento nelle localita' Cottimo, Chiaiolella e Punta Lingua.











Fu proprio nel periodo di Innico d'Avalos, l'otto maggio del 1535 che avvenne la famosa apparizione di S.Michele che, apparso nel cielo con una spada di fuoco fra le mani, mise in fuga i Saraceni salvandi i procidani
Nel 1735 Carlo III di Borbone elesse Procida a luogo preferito per la caccia e fece costruire numerose "caccette" cioe' abitazioni destinate ad ospitare i reali e la loro corte durante le battute di caccia.










Risale al 1799 una delle pagine piu' tristi della storia di Procida. Infatti, Procida a quel tempo aderi' alla Repubblica napoletana. Purtroppo i cittadini non riuscirono ad avere la meglio sui Borboni che, per riportare l'ordine, fecero impiccare sedici procidani, in quella che per questo motivo, prendera'il nome di Piazza dei martiri. Tra le vittime molti illustri procidani.

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